Archivio perMaggio, 2008

Il dilemma You Tube

Ho sempre considerato You Tube una piattaforma molto interessante, perché la possibilità di mettere su Internet video di ogni tipo, da montaggi di immagini con musiche particolari a video amatoriali dei più divertenti, dà notevole influsso alla creatività di videofili più o meno seri.

Inoltre, dal punto di vista più specifico degli anime, è uno strumento molto utile perché consente di rivedere le puntate delle nostre serie preferite con una determinazione temporale da noi stabilita, senza dover sottostare ad orari e palinsesti delle emittenti televisive, e in più con la possibilità di scegliere se vedere una versione integrale o censurata.

Il problema è che, ovviamente, in questo modo si scoraggiano i fan a comprare i dvd degli anime; è un mezzo che, insieme anche al più potente Emule, consente di accedere gratuitamente ai video più disparati e soprattutto, “craccare” il sito con semplici programmi downloadabili da internet per avere per sé questi video.

Un altro problema spinoso, che però non riguarda in maniera pressante il mondo dei classici anime, è quello dei FANSUB, ossia gli anime sottotitolati dai fan prima dell’uscita nel proprio paese; appena trovata la versione in lingua originale dell’anime, viene prontamente scaricata da gruppi di “specialisti” che con semplici software per il video li sottotitolano e li inseriscono in rete per permettere di vedere prodotti nuovi ancora prima dell’uscita, nel caso specifico, in Italia.

I forum dedicati ad anime e manga sono roventi di commenti di tutti i tipi, chi lo ama e chi lo odia, il fansub.

E’ una pratica che in realtà è un’arma a doppio taglio: da un lato da pubblicità indiretta agli anime in uscita spronando i consumatori a comprarli nell’edizione già doppiata, dall’altro, per ovvi motivi, appare un furto bello e buono nei confronti delle case di distribuzione degli anime che spendono fior di quattrini per acquistare le licenze.

You Tube + FANSUB = guerra tra i fansubber e le case di distribuzione, nonchè pirateria totale. Per vere un’idea del fenomeno provate a dare uno scguardo alla moltitudine di anime sototitolati in modo fraudolento, disponibili su you Tube.

Tutto fa soldi

Riyoko Ikeida (l’autrice di Lady Oscar) si è da poco affiancata, con la sua Ikeda Production, alla Soft Bank, azienda giapponese di telefonia mobile, per cui ha “firmato” una linea di cellulari, modello 815T di T

oshiba, ispirati al suo capolavoro “Versailles no Bara” (Lady Oscar appunto) nell’ambito del lancio di una più vasta serie di cellulari (“fan fun 815T”) con immagini di famosi manga.

Per i suoi consumatori, nonchè fan dell’Ikeda, l’azienda giapponese ha pensato di regalare, insieme al modello di cellulare, il primo profumo mai realizzato di Versailles no Bara, chiamato, con estrema originalità, “La rose de Versaille”.

Non è tutto, perché il profumo della rosa di Versailles è solo l’ultimo nato in casa Ikeda Production, dato che già da tempo essa aveva lanciato tutta una linea di cosmetici sempre a marchio Lady Oscar, che comprende dallo scrub di Maria Antonietta alla maschera di bellezza di Oscar e André.

Una linea di cosmetici che dimostra come non solo star della musica come J.lo e Britney Spears possano lanciare cosmetici che portano il loro nome, ma anche chi, come la maestra Ikeida, ha saputo fare dello stile Versailles una vera e propria moda.

Occhi di gatto

“Occhi di Gatto” son tre sorelle che hanno fatto un patto, recitava la sigla….e in effetti Cat’s Eye è la storia di Rui, Hitomi e Ai (Kelly, Sheila e Tati nell’edizione italiana dell’anime), che di giorno gestiscono un bar e di notte organizzano furti di quadri e oggetti di valore; in realtà si tratta di cose di proprietà di un artista famoso che potrebbe essere il loro padre, per questo il loro fine ultimo è raccoglierle per trovare indizi che le portino a lui.

Il manga originale è di Tsukasa Hojo ed è del 1981 (infatti l’anime è uscito in Italia nel 1983-85), ma è stato pubblicato nel nostro paese dalla Star Comics solo a partire dal 2000, a testimoniare come i bei classici ritornino sempre e siano anche apprezzati dal pubblico. Anche l’anime è stato più volte riproposto dalla sua emittente originale, Italia 1, l’ultima volta proprio un mesetto fa, riscuotendo ugualmente notevole successo.

In tema di Live Action, poi, non si può non citare quello ispirato a questo anime, dall’omonimo titolo “Cat’s Eye”, prodotto da Kaizo Hayashi nel 1997 che riprende fedelmente la trama del manga, inserendo come antagonista un’organizzazione criminale cinese, contro il quale le tre affascinanti ladre dovranno avere a che fare per ritrovare il padre scomparso.

In realtà un primo live action era stato realizzato ben sette anni prima, ma quello del 1997 è nettamente migliore ed è corredato da una serie di scene animate, che precedono l’inizio vero e proprio del film, nello stile del cartone animato, ma indipendenti dalla serie e realizzate appositamente per il film.

Anime viventi

I LIVE ACTION ANIME sono telefilm che prendono spunto da anime (o a volte anche videogiochi) di cui ne continuano la storia, ma con attori in carne ed ossa; si tratta di una pratica diffusa non solo in Oriente, dove tuttora spopola, ma anche in Occidente.

In Occidente, per ovvi motivi, i Live Action non si ispirano agli anime, ma ad altri prodotti del fumetto, un esempio è “Chi ha incastrato Roger Rabbit”, per metà animato e per metà recitato, o, ancora meglio, “Della morte e dell’amore”, storico film con Rupert Everett ispirato alle avventure di Dylan Dog e prodotto sotto la supervisione del suo legittimo padre, Tiziano Sclavi.

I Live Action ispirati agli anime possono essere di vario livello, ce ne sono alcuni molto curati, che recano anche nomi di sceneggiatori o registi famosi, altri, per motivi di “vecchiaia” o per motivi economici, sono meno efficaci, soprattutto per un uso spudorato di effetti non troppo speciali.

Un filone a parte è rappresentato dalle parodie di anime e manga, come questa su “Ken il guerriero”, di origine taiwanese, prodotti trashissimi creati da registi amatoriali per puro diletto.

In Giappone i live action sono ormai diffusissimi e sono entrati a far parte del naturale corso di vita di una serie: pubblicazione del manga, realizzazione dell’anime, e poi del Live Action Anime; molto spesso questo genere di film è il modo migliore, per attori emergenti, per farsi notare.

Hokuto no Ken: il film

Splendida notizia (comparsa qualche giorno fa sul quotidiano online Animeclick) per tutti i fan di “Ken il guerriero” (Hokuto no Ken) :


“Dopo il successo dell’operazione che nel 2007 ha riportato al cinema“Lupin III- Il castello di Cagliostro” di Hayao Miyazaky, Yamato Video, Mikado Film e Dolmen Home Video nell’estate 2008 distribuiranno per la prima volta sul grande schermo “KEN IL GUERRIERO – LA LEGGENDA DI HOKUTO” (Giappone 2006). Il lungometraggio diretto da Takahiro Imamura e dagli autori storici del manga, Tetsuo Haura e Buronson, è il primo di cinque lungometraggi della saga intitolata “La leggenda del vero salvatore” realizzata in Giappone in occasione del 25ennale dalla creazione del personaggio; Yamato Video,Mikado Film e Dolmen Home Video distribuiranno anche gli altri 4 film: “Ken il guerriero – La leggenda di Julia”, “Ken il guerriero – La leggenda di Raoul”, “Ken il guerriero – La leggenda di Toki” e infine “Ken il guerriero – La leggenda di Kenshiro”.I cinque film ripercorrono la trama della prima storica serie televisiva ampliandola e dando ampio respiro a battaglie spettacolari e al profilo psicologico dei personaggi.”

In sala dal 4 Luglio 2008

Non so in quante sale italiane sarà disponibile, ma probabilmente solo nelle grandi città.

In ogni caso, la trama del film non aggiunge niente di nuovo alla serie, Ken è sempre il guerriero spietato solo con i malvagi, Raoul, suo fratello maggiore , che usa le arti marziali per soddisfare la sua sete di potere e Toki, fratello minore, che usa le sue doti per aiutare i più deboli. Tre personalità diverse al servizio di un obiettivo più grande: sconfiggere il malvagio Sauzer.

Il film si preannuncia ricco di combattimenti mozzafiato, in particolare si parla di uno scontro finale a dir poco apocalittico tra Ken e Sauzer: anche questa volta il destino dell’umanità è nelle mani del guerriero di Hokuto.

Ponyo: Miyazaki colpisce ancora

Il 19 Luglio 2008 uscirà nelle sale dei cinema giapponesi Ponyo on the Cliff by the sea, il nuovo lavoro di Miyazaki, sempre all’interno dello Studio Ghibli di cui è il co-fondatore.

Per dare ai fan un assaggio di quello che sarà il film vero e proprio, M. ha pubblictao sullo speciale Yomy del quotidiano Yomiuri Shimbun, un’illustrazione speciale che uscirà in Giappone a giugno.

La lavorazione di Ponyo on the Clif by the sea era iniziata nell’Ottobre 2006 e doveva inizialmente essere ispirato ad un famoso libro ultra-venduto in Giappone, Iya Iya En”, di Nakagawa Rieko, una raccolta di storie di un gruppo di bambini dell’asilo.Questo libro è talmente diffuso in tutto il Giappone,che addirittura ogni asilo ne ha una copia.

In seguito Miyazaki, nel corso di un viaggio aziendale, rimase molto colpito dalla piccola località di mare che avevano scelto,un paesino nella zona di Setonai-kai, e soprattutto dalla calma dell’acqua, così diversa dalla furia dell’Oceano Pacifico che M. ha sempre visto nella zona del Kanto dov’è cresciuto, e così decise di cambiare la trama del film.

La storia rimane comunque interamente dedicata ai bambini, anche in misura maggiore dei suoi precedenti lavori, resta fisso, dunque, il tema dell’infanzia e dell’innocenza con cui i bambini vedono le cose; dal punto di vista grafico, l‘80% dei disegni sono realizzati a mano, come ogni buon lavoro di miyazaki che si rispetti.

Ponyo, la protagonista, è la principessa dei pesci rossi; un giorno rimane incastrata in un vasetto e a trovarla è un bambino di 5 anni di nome Sosuke, di cui lei ben presto si innamora, da qui iniziano i suoi tentativi di diventare umane e rimanere con lui.

Per chi vuole assaggiare un pezzo di fantasia, su You tube è disponibile il tema musicale del film accompagnato da immagini della sua realizzazione.

Originalerrimo….

In occasione delle imminenti Olimpiadi un centro commerciale giapponese di Ise, vicino Osaka, ha pensato bene di augurare un “in bocca al lupo” un po’ diverso per la maratoneta Mizuki Noguchi, a cui la città ha dato i natali.

All’entrata del centro commerciale è stata collocata una statua gigante di Gundam (Mobile Suit Gundam) realizzata nella vicina base militare di Osaka, appunto, e usata un paio di volte in occasione di parate in città; nelle mani del “modellino per giganti” uno striscione di buon augurio per la campionessa giapponese.

Noguchi aveva già vinto la medaglia d’oro alle ultime olimpiadi ad Atene e quest’anno tenterà di ripetere l’evento, supportata da tutta la città e da un fan veramente d’eccezione.

Un’altra prova di come anime e manga siano vicini al cuore di tutti i giapponesi.

OAV?

Gli OAV, abbreviazione di Original anime Version, sono l’edizione degli anime per il circuito home video, messi sul mercato ancora prima dell’uscita in televisione; in genere hanno una qualità molto migliore delle serie televisive perché vari aspetti come il doppiaggio, la grafica, la colonna sonora sono affidati ad aziende specializzate che si avvalgono spesso di grandi nomi dell’animazione.

Gli OAV hanno poi un vantaggio fondamentale che è la quasi totale assenza di censura, oltre alla possibilità di ascoltare sigle e colonne sonore originali, e, per chi volesse, anche la lingua originale; alla trasposizione in OAV sono destinati anche molti film dedicati a serie specifiche (da Sailor Moon a Inu Yasha), il che per gli occidentali è una fortuna visto che di certo nei nostri cinema non passano questo genere i film.

Il mercato degli OAV nasce negli anni settanta in contemporanea con quello degli anime; con il boom delle serie di animazione, infatti, molti appassionati erano disposti a pagare pur di vedere le proprie serie preferite prima della messa in onda in tv. Dopo l’esplosione iniziale, il mercato è andato stabilizzandosi con la conseguenza che molti anime non sono stati più trasposti in OAV; rimane comunque sia un mercato che offre sempre vasta scelta e qualità.

Le due maggiori case di produzione di anime (e non solo) che si occupano anche dell’adattamento e distribuzione sono la Yamato Video e la Dynit, ex Dynamic Italia che vantano tra le proprie produzioni titoli veramente belli e per di più ne continuano a sfornare di altri ogni mese.

Ora sono in dvd, ma gli OAV a cui sono affezionata (i primi li presi per Ranma 1/2) erano una volta in VHS, dei bei mattoni che nel giro di 4 o 5 uscite ti occupano un’intera mensola in camera.

Babil Junior

Babil Junior (Babiru Ni-Sei) è un manga creato da Mitsuteru Yokoyama da cui venne creata, dalla Toei Animation, una serie animata uscita nel 1973, dalla storia e dall’ambientazione fantascientifiche.

Il protagonista, Koichi (Babilon), scopre, a seguito di una serie di sogni e dell’incontro con una ragazza di nome Roden, di essere l’erede di un extraterrestre giunto sulla Terra in epoca babilonese, Babilon appunto, il quale, in previsione di un futuro attacco alla Terra da parte del malvagio Yomi, ha costruito una base segreta sotto una torre in un deserto (torre di Babele).

Koichi è dotato di poteri ESP, telecinesi, attacco con scosse elttriche ecc… che lo aiuteranno nella suo compito: raccogliere l’eredità del suo predecessore : salvare la Terra e con essi anche Ronen, colei che gli svela la sua identità, dotata anch’essa di poteri ESP, Ropuron e Poseidon, due enormi robot al servizio di Koichi.

L’anime ha sempre goduto di una buona fama, legata però più alla trama interessante che al tratto grafico, che è invece crudo ed elementare, fatta eccezione per quegli episodi disegnati dal pluricitato Shingo Araki (character designer per Lady Oscar, Lupin III, Saint Seiya ecc…) dove si vede un netto miglioramento di stile.

Babil Junior ha una storia particolare perché è uno dei primi anime in cui il protagonista, benchè si scopra dotato di poteri soprannaturali e di una missione importante, non comincia a condurre una doppia vita, come p.e. in Devilman, ma lascia tutto per dedicarsi al suo obiettivo. Koichi lascia infatti i nonni con cui vive per trasferirsi nella base segreta costruita dal suo predecessore e, nonostante senta la mancanza dei suoi affetti, resiste stoicamente per difendere l’umanità.

Sono Ronen e i robot a diventare la sua famiglia, la torre isolata nel deserto la sua casa e la sua missione la sua vita,si può dire che non è un eroe part time, ma uno dei primissimi esempi di eroe a tutto tondo.

C’era una volta Pollon

“C’era una volta Pollon” (Olympos no Pollon) è uno degli anime più divertenti che io abbia mai visto; tratto dal manga di Hideo Azuma (1977-79), anche questo cartone prende spunto da elementi occidentali, e in particolare della mitologia greca, come anche in “Saint Seiya”, per una storia comica adatta a tutte le età.

Pollon è la figlia di Zeus nonchè aspirante dea, che, per diventare tale, deve compiere una serie di “missioni”, più o meno difficili, per ognuna di queste che riuscirà a portare a termine le sarà data una monetina da inserire in un salvadanaio a forma di trono che crescerà di volta in volta: quando diventerà abbastanza grande da permettere a Pollon di sedercisi sopra, diventerà una vera dea.

Ecco allora che Pollon affronta divertenti avventure per arrivare al suo obiettivo, aiutata da tutti gli abitanti dell’Olimpo che , per dire la verità, non sono sempre divinità serie come sono rappresentate dalla mitologia, ma ognuna di esse ha i suoi vizi : da Apollo pigro e svogliato, a Zeus donnaiolo.

Traslocando dall’Olimpo al mondo reale, troviamo i due tormentoni legati a Pollon:

- la sua formula magica “sembra talco, ma non è serve a darti l’allegria!”, dalle molteplici interpretazioni non sempre innocenti

- la sigla rifatta in parte dai “Gem Boy” nella canzone “Feccia cartoon”, che spesso si sostituisce alla sigla vera cantata da Cristina D’Avena.

Spero che il senpai Azuma non sappia mai che risvolti ha avuto in Italia il suo innocente anime per bambini.

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