Una piccola distinzione…

Il motivo per cui spesso gli anime vengono censurati in Italia è che sono importati dal Giappone e riuniti per un target unico composto da bambini.

In realtà gli anime vanno classificati in base al genere, e di conseguenza al pubblico per il quale sono stati realizzati:

- kodomo, storie fantasy o fantascientifiche e parodie di anime destinate ad un pubblico di bambini dai 10 anni in su

- shojo, storie a sfondo romantico per ragazze dai 10 anni fino alla maggiore età, a seconda del tipo di storia cambia il genere di lettrice a cui è indirizzato (p.e. può trattare anche di storie d’amore fra ragazze)

- shonen, storie d’avventura per ragazzi dai 10 anni fino alla maggiore età, in genere di tipo sportivo o polizesco, a cui appartiene anche il filone robotico

- seinen, per un pubblico dai 18 anni in su, infatti si tratta di storie violente o con contenuti non adatti ai bambini.

L’Italia, con la censura e l’adattamento di molte scene e dialoghi, spesso stravolge il senso di questi anime riducendoli ad una mera favola per bambini; in realtà anche la presenza di contenuti forti è giustificata da una trama che inserisce in queste storie valori e sentimenti presi dalle tradizioni buddiste, dal codice morale tipicamente giapponese e da una serie di altri costrutti culturali che difficilmente si piegano ad una semplice esigenza ludica. Capisco la volontà di tutelare il bambino che giustifica e sorregge l’esigenza di censure, però è anche vero che,come detto, per quella fascia d’età esiste un’apposita classe di anime, non c’è bisogno
di cercare nuove storie in altri generi che nascono per tutt’altro pubblico.

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