Maison Ikkoku

Storia: lui, Godai, è uno studente squattrinato rifiutato da più università, lei, Kyoko, è una giovane ragazza rimasta da poco vedova, che ha ricevuto dal padre del marito l’incarico di gestire un condominio costruito dopo la Seconda Guerra mondiale.

Detto così sembrerebbe poca cosa, ma se l’autrice è Rumiko Takahashi, tutto cambia e appaiono strani inquilini che sembrano caricature e che trascinano Godai in situazioni assurde ed equivoci imbarazzanti, soprattutto legati al sentimento che poco e poco avvicina lui e Kyoko.

Il manga e l’anime risalgolo agli anni’80 (1980-87), ed è infatti lo stesso arco temporale a cui fa riferimento la storia, che si presenta come una sorta di spaccato di vita giapponese di quel periodo; nel complesso è molto piacevole da guardare, l’unico “neo” è la famosa prolissità dell’autrice.

Anche stavolta (v. Inu Yasha e Ranma 1/2) c’è una luuunga storia d’amore che fa da sfondo, e che viene spesso interrotta da spassose gag degli altri protagonisti, per cui bisogna aspettare un po’ prima di vederene la fine (solo l’anime dura 96 puntate), però per gli amanti della Principessa dei manga è senz’altro un’ottimo prodotto,grazie alla sua innata capacità di delineare benissimo i personaggi e adattare le storie di conseguenza.

Dietro ogni scherzo, ogni personalità assurda c’è sempre una morale, un insegnamento che nel complesso fa rendere conto chi assiste alla storia che anche dietro le piccole cose c’è sempre da imparare.

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