Girando per la rete ogni tanto si incontrano delle vere e proprie perle di saggezza, di quelle che ad una prima lettura (in questo caso) ti spiegano il vero senso della vita.
Un bambino guarda la TV per circa tre ore e mezzo al giorno, con una media di 30 atti di violenza all’ora e lo stesso numero di atti di sesso più o meno espliciti. In 10 giorni, 300; in un mese, 1.000; in un anno, 1.2000. E quanti di questi atti sono contro i 10 Comandamenti?.. Senza poi contare il tempo passato con Nintendo, Playstation, Gameboys, altri giochi di mostri, o di violenza, o nell’ambito scolastico. Pokemon, Digimon, Dragonball Zeta, Sailormoon, Power rangers, Beyblade (la trottola), che sono solo tra i più conosciuti e tra i più pericolosi, sono prodotti da una sètta satanica cino-giapponese, e l’87% dei bambini che li vedono, molto rapidamente diventano iper aggressivi, violenti, ribelli, disobbedienti, bugiardi, ipocriti, imparano a dire parolacce, perdono attenzione a scuola, e in loro nasce il desiderio di uccidere… e, purtropo, molti l’hanno fatto, in preda a vere possessioni sataniche. Per questo motivo, Sailormoon e Pokemon furono proibiti in Giappone nel 1999, come pure in altri paesi.
Pokemon significa “Pocket Monster”, cioè Mostro tascabile: sono 150 angeli caduti dal cielo; dunque démoni, ciascuno con un potere malefico particolare. Pikachu significa “100 volte più potente di Dio”. Dragonball Zeta: la “O” di “DragOn” è una stella a 5 punte, in un circolo – simbolo satanico – Ball, o Baal, è il nome di un demonio che gli ebrei nel deserto servirono al posto di Dio, offrendogli i loro figli nel fuoco…
L’estratto è di un lungo articolo preso da questo sito e spiega la dinamica dei messaggi subliminali non solo nei cartoni, ma anche nella musica e in televisione.
L e conclusioni a cui l’autore è giunto mi sembrano un po’ affrettate e senza dubbio prive di prove tangibili, semplicemente, però, sono l’ennesimo attacco ad un genere, quale quello dei cartoni giapponesi, troppo spesso incompreso e denigrato senza motivo.
Dire che alcuni anime sono opera di una setta cino-giapponese senza addurne le prove mi sembra sia un tantino diffamatorio nei confronti non solo del cartone in sé, ma anche di tutti coloro che hanno faticato per produrlo. Ritorna poi il cliché dei videogiochi che istigano alla violenza, che non può mancare in un articolo del genere, a riguardo del quale ho già espresso la mia opinione.
Penso che sicuramente ci siano delle convinzioni alla base di una teoria simile, ma a me, personalmente, sembrerebbe meno assurda se ci fossero delle vere prove a sostegno di questa, invece che veri e propri salti d’immaginazione.