Quando ho iniziato questo blog ho precisato in un post che avrebbe trattato solo di anime “classici” quelli degli anni ‘80 e inizio ‘90, infatti questi per me sono le basi essenziali per gli amanti degli anime; tuttavia alcuni mangaka hanno una carriera così lunga che annoverano tra i loro lavori alcuni molto vecchi ed altri molto recenti,. Per lavori intendo soprattutto manga, dai quali poi sono tratti gli anime della stessa serie: cambiano le storie, ma cambiano anche i modi di animarle.
E’ il caso della già citata Rumiko Takahashi. Guardando Ranma 1/2 e Inu Yasha si notano evidenti differenze nelle scene, nei colori e nell’animazione, benché, a livello di fumetto, non sia cambiato niente; ovviamente ciò è dovuto ai progressi della computer grafica che ha messo lo zampino in Inu yasha e che è invece assente in Ranma 1/2.
I disegni dei manga sono spesso adattati, ma lo sono ora più che in passato e infatti anche in questo caso in Ranma 1/2 sono più tondeggianti e più vicini ai disegni del manga e allo stile della Takahashi, in Inu Yasha sonbo più spigolosi e si nota maggiormente lo stacco rispetto al consueto stile della sensei.
Voglio precisare che non si tratta affatto di una critica negativa, semplicemente faccio presente alcuni particolari che possono essere notati da chiunque; il punto è un altro: la moderna animazione ci consente di vedere combattimenti, effetti speciali e scene spettacolari che prima difficilmente venivano realizzate in modo fedele a come erano state pensate dagli autori, ma lo cambia lo stile classico dei cartoni animati giapponesi, per lo meno quello che io e chi come me ha vissuto questa esperienza, considera tale.
Personalmente, da un lato ringrazio di non dover più vedere disegni “spiaccicati” sulla tv che ricalcavano scene movimentate e difficili da animare (v. salti e schiacciate di Mila), dall’altro, come ogni buon estimatore che si rispetti, sono affezionata a quello stile un po’ “rude” dei primi anime, un po’ come chi guarda un pc e pensa a quando aveva l’Amiga o l’ms-dos….